Noi siamo come il mare e la montagna, e io sono il mare, che mi infrango ai tuoi piedi, circumnavigo le tue curve, le bacio e le lecco e le bagno fino alle più segrete profondità, e dopo aver fatto tutto ciò mi alzo come un’onda impazzita e mi schianto contro di te, e tu imponente resti ferma, tu non sei scossa affatto dalla nostra collisione, e io rimango il mare che vaga interminabile e continua a oscillare tra la corrente, per un attimo è calmo ma poi di nuovo una grande onda si alza, con la sua schiuma bianca e blu si innalza incontrastabile, ma un attimo dopo s’infrange contro i tuoi fianchi e muore, lasciando solo qualche bollicina bianca. Di fronte c’è l’orizzonte e là, forse, è il punto dove noi siamo stati più vicini.

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Se ti interessa scoprire la mia bella faccia da culo, clicca su titolo, entra nella mia pagina facebook e metti “mi piace”. Se ti interessano le parole, dovrebbe interessarti anche chi le scrive. Conoscere la fonte di questi maledetti pensieri: un po’ come sentire la lava di un vulcano che scorre verso di te, che sta per investirti, ricoprirti e bruciarti, e tu com’è che non ti domandi, prima di essere sciolto, dov’è la bocca? Quel gigantesco buco che ha vomitato inarrestabile litri e litri di lava incandescente?

https://www.facebook.com/pages/Gianluca-Secco/1618936538392635?fref=ts

Intervista su “Lo Sbuffo” a cura di Sara Ottolenghi

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Gianluca Secco, scrittore venticinquenne, ha pubblicato il suo primo libro l’anno scorso su Amazon Kindle, dopo un percorso di studi superiori travagliati, diversi lavori temporanei (commesso, barista, agente di assicurazioni e cameriere) ma, soprattutto, tempo trascorso “sulla strada” con amici vivendo ai limiti della legalità.

Ne ha parlato con il giornalista Andrea Pernarcic e, in seguito, con la sottoscritta, in occasione di una presentazione organizzata il giorno 24 aprile nello Spazio ArtePassante della stazione di Porta Vittoria.

Guarda l’intervista completa su questo link:

http://losbuffo.com/2015/05/08/gianluca-secco-la-vita-la-morte-o-non-saprei/

Ho sempre fatto di tutto per non far spegnere il sole. Ho provato in ogni modo possibile. Ho chiesto a Dio di tenerlo immobile nel cielo. Dio non mi ha ascoltato. Allora ho provato a tenerlo immobile con le mie mani. Non ci sono riuscito. Allora mi sono convinto che fosse sempre lì a brillare. Non accettavo l’idea di un cielo senza sole. Ora il sole è una polpetta spappolata spiaccicata nell’angolo di una strada in mezzo a bottiglie rotte sangue troie ratti e piccoli diavoli drogati. Ma quel povero sole caduto e triste e abbandonato nel buio di una squallida via ogni tanto emana un fievole e leggero riverbero e io, mi metto a sorridere perchè so che tra non molto brillerà ancora alto nel cielo.

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Artepassante – Presentazione del libro “La vita, la morte, o non saprei”

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Venerdì 24 aprile h.17:00, nella Galleria di Artepassante della Stazione di P.ta Vittoria a Milano, presenterò il mio libro “La vita, la morte, o non saprei”, invito chiunque sia appassionato di letteratura, chiunque abbia fame di storie nuove, chiunque sia felice di passare una serata all’insegna dell’arte e della poesia. Non fa mai male parlare d’arte, soprattutto quando siamo noi pazzi a partorirla.

Per prenotare i biglietti gratuiti cliccate qua:
Eventbrite - Caffè Letterario Gianluca Secco (scrittore)

Somiglianze Universali (La vita, la morte, o non saprei)

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Stavo tornando a casa camminando. Camminavo camminavo camminavo e non mi dovevo fermare. Avevo passato la notte prima a casa di una cinquantenne con la faccia un po’ rugosa ma bella e il culo di una bambina. Era piena di soldi e aveva una casa fantastica in corso Garibaldi. Eravamo entrati a casa sua con una bottiglia di Four Roses pagata da lei mentre io avevo in corpo un po’ di bicchieri di whisky pagati da lei e mi teneva a braccetto e mi raccontava di quanto la sua vita fosse devastata. Anche la mia vita era abbastanza devastata ma in modo diverso. Io avevo ventidue anni e lei quarantatre (nella sua fantasia.) In realtà cinquantadue. Era nel pieno del divorzio e beveva molto. In fondo in fondo non eravamo tanto diversi. Lei aveva preso molti cazzi ma il suo viso rugoso probabilmente era dovuto al vuoto e all’apatia e al Nulla che ti corrode l’anima. Lo scorrere del tempo è relativo. Ma la bambina che viveva in lei esisteva ancora. E la pelle delle sue gambe era molto morbida. E il suo culo era perfetto. E le sue tette erano sode. E zompava sul mio cazzo come un canguro appena nato. Io aspettavo di sbancare tutto per prendere una pistola e spararmi nel cranio. Per un attimo arrivai ad immaginarmi un futuro con lei. Ma quando la scopavo e ansimava mi veniva in mente un vecchio cane squartato. Quindi sarebbe stato improbabile camminare insieme tutta la vita. Ma la sua casa immensa avvolta nei lumi delle candele era molto affascinante. Mi disse che il marito le aveva tolto l’elettricità. Quindi la casa era illuminata da tantissime candele appoggiate dovunque. E la notte buia era spaccata dalle urla di cagna squartata. Volevamo mettere un po’ di musica ma l’elettricità non andava. Lei sparì dietro il corridoio e tornò con un lettore CD che funzionava a batterie. Non riusciva a farlo partire così si sedette sul pavimento con il lettore CD tra le gambe. Indossava una vestaglia corta e sotto la vestaglia non aveva niente. Mentre apriva le gambe si vedeva spuntare la linea della figa. Era tutta rasata. Era rosa. Senza neanche un pelo. Solo ogni tanto vedevi spuntare il clitoride. Mi guardò muovendo ancora le gambe e dalla vestaglia fece spuntare la figa completamente nuda. La figa era tutta di fuori e mi guardava.

“Riesci ad aiutarmi?” mi chiese. Aveva aperto lo sportello della batteria ed erano cadute tutte le pile sul pavimento.

“Certo.” Mi chinai e raccolsi le pile.

Poi mi sedetti accanto a lei per sistemare le pile dentro lo sportello. Eravamo molto vicini. Sfiorai la sua mano e lei appoggiò la sua gamba sopra la mia. Ci voltammo l’uno verso l’altra e le nostre labbra si unirono. Le montai sopra. Lei spalancò le gambe e la sua vestaglia era tutta aperta. Era sdraiata con la schiena e con la testa e con il culo sul pavimento. La infilai e menai un po’ di colpi, mentre avevo in mano tutti i suoi cinquantadue anni.

Prima che me ne andai via eravamo sdraiati e abbracciati sul divano. Lei scoppiò a piangere. Mi raccontò molte cose. E scoppiò a piangere avvolta tra le mie braccia. In quel momento mi sembrò più bella. Più dolce. Più tenera. Più giovane. Più fresca. La tenevo abbracciata e stretta e il suo viso era appoggiato sul mio petto. Poi si riprese, mi guardò, e mi disse:

“L’amore che cerchi tra poco arriverà, e sarà BELLISSIMA. Sarà bella, ma talmente bella, che tu neanche t’immagini. Rimarrai colpito da quanto sarà bella. Lo sento… arriverà! La troverai! Arriverà. Quando arriverà, ricordati queste parole, ricordati di Claudia! Della buona vecchia Claudia…”

Poi Claudia distolse di nuovo lo sguardo, guardò il Nulla, e scoppiò a piangere ancora.